A.S.I.A. dojo Modena
Via del Lancillotto, 24 MODENA
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Circolo affiliato ARCI-UISP
ingresso riservato ai soci
Ma cosa riscatta dall’ombra
questo spasmo al cercare
e dove la tomba
del dio cui non credo
io non so dire.
Linda Altomonte
Le
domande che attraversano ogni opera d´arte del pensiero e dell´esperienza
umana sono sempre le stesse: "cosa accomuna tutto ciò
che esiste? Qual è l´essenza intima dell'esistenza? E in
virtù di quale principio o fondamento noi possiamo estrapolare
dall'esistenza il suo più intimo significato?".
La profondità di queste domande è tale per cui ogni risposta
può diventare a sua volta “oggetto” di queste stesse
domande.
Ed è per questo che, lungo un determinato percorso di ricerca,
talvolta si ha come l’impressione di non riuscire mai a raggiungere
la verità bramata nei termini di una “risposta”.
In cosa consiste, dunque, l'oblio che caratterizza ogni nostra delusione
di verità? E’ forse un limite intellettuale? Oppure è
un limite umano? Qual è il significato più profondo di
questa delusione?
Riflettiamo meglio sull'essenza del problema: ciò che non riusciamo
mai ad “astrarre” dall’esistenza del mondo è
proprio la sua essenza.
Ma
come può questa essenza “apparire”, dal momento che
l’“apparire” è un evento che concerne sempre
e solo l’ente in rapporto all’ente e mai la sua totalità?
Ecco il motivo vero della nostra delusione! Siamo delusi per ciò
che non può affatto apparire nell’apparire stesso di tutto
ciò che appare.
Ma lo "svelamento" della verità dell’ente non
dovrebbe a questo punto coincidere proprio con la sua "mancata
apparizione"?
Certamente! Tuttavia, questo "venir meno" della sua verità,
può indurci a pensare che l´ente sia soltanto quell’ente
“privo di verità" sentito e inteso come motivo di
disperazione.
Ora, poniamo tutta l’attenzione sul significato reale di questa “mancanza”: caduta l'illusione stucchevole di una verità "straordinaria" che possa riempire di senso e di significato la totalità dell´ente, non deve forse neccessariamente cadere anche quel giudizio di "mancanza di verità" costituente la nostra delusione?
Ebbene, quando l'ente "resta" innanzi a noi come "tutto ciò che realmente esiste", il "niente" di quella verità "non apparsa" non può più servire da termine di paragone neanche per considerare l´ente come “quella realtà tanto banale” che reputavamo “priva di significato”.
Cos´è dunque, veramente, l'ente che abbiamo di fronte?
Cos´è in generale "ente"? Senza possibilità
di paragoni con "altro da sé", l´ente si "rivela"
essere ciò che è "in-sé" privo di ogni
possibilità di qualificazione".
Terminate le qualificazioni sull'ente, l'esistenza non dona più
la propria essenza in virtù di un un ente posto fuori di sé,
bensì in virtù della sua netta “distinzione”
con quell'Alterità che in ultimo non può proprio e in
alcun modo esistere, ovvero: il "niente".
Ecco
dunque il senso del titolo di questa esposizione in rapporto ai lavori
effettuati.
Ciò che "qui", "ora", in questa sala, si
sta essenzialmente "rivelando", è esattamente l’essenza
del "velo" che "annebbia" i nostri sguardi circa
la verità del mondo, ovvero la verità di ciò che
si “svela” nella sua stessa "sottrazione essenziale".
Massimiliano Sarti allievo di Franco Bertossa