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Il sacro limite.
Come vivere la morte

Si può guardare meglio la morte?
È una condizione dell'esistenza, molto particolare perché quando si avvicina tutto ciò che sappiamo della vita non serve a niente.
Nella cultura occidentale laica è un'esperienza connotata dallo smarrimento. Siamo totalmente frastornati da questo taglio netto, da questa evidenza sorda. Dall'ignoto. Dall'abbondanza di tutto ciò che ci viene tolto. Non che la vita che lasciamo sia in una prospettiva chiara: come specie umana siamo confusi in un gigantesco labirinto di scelte, confusi per la mancanza di riferimenti stabili, confusi dalle piccole morti che sono le continue perdite di ciò che amiamo.

Nonostante questo siamo ancora capaci di ricostruire la realtà, di gestire la nostra vita e il nostro dolore, ma sappiamo che – proprio in corrispondenza di eventi esistenziali incontrollabili – tutto tende a perdere di nuovo significato. È possibile affrontarlo senza dolore, paura, confusione? È possibile che questa esposizione all'assurdo sia anche una apertura?

Crediamo che ciò che serve per rispondere a questa domanda non siano altri dogmi e sicurezze, neppure buone sensazioni o speranze, ma riflessioni lucide e relazioni umane significative. Mantenendo la dimensione "sacrale" di rispetto che è propria del momento di limite più intimo e totale che possiamo vivere.
Desideriamo invitare personalità di primo piano del panorama accademico e culturale italiano e straniero per indagare il tema della morte, evitando toni di impotenza e di tragedia che tendono a respingere, chiedendo loro se può essere anche un evento interessante, realmente capace di schiudere significati.

Ad ogni Relatore è stato richiesto di concedere un ampio spazio alla interazione con il pubblico, le cui domande sono stimolate ed incoraggiate

Le conferenze sono gratuite e le domande sono incoraggiate.
Si richiede puntualità e di rimanere fino al termine dell'incontro.
Si consiglia di indossare abiti comodi per sedersi a terra.



Lama Khube Rinpoche
foto di Lama Kubhe RinpocheNato nel Nepal nel 1968 da una famiglia molto povera scappata dal Tibet dopo l'invasione cinese, a 14 anni è riconosciuto come la reincarnazione di un Abate che lasciò il corpo nelle prigioni cinesi dove era stato incarcerato per aver tentato la fuga dal Tibet occupato.
Dopo la morte del padre, giovanissimo decise di andare a studiare al Monastero di Sera Je, nell'India del Sud: nel 1997 ottiene il titolo di Ghesce Lharampa, massimo livello in filosofia buddista.
Attualmente vive nell'insediamento di profughi tibetani di Bylakuppe, nello stato del Karnataka.
Il suo principale impegno è la direzione del progetto Karuna Home, un complesso residenziale ed assistenziale a favore dei disabili, siano essi profughi tibetani o indiani. Rinpoche si è recato numerose volte in vari stati occidentali e particolarmente in Italia dove è conosciuto nei maggiori Centri buddhisti per il suo moderno modo di insegnare e di comunicare con la cultura occidentale.


Franco Bertossa
foto di Franco Bertossa Maestro di meditazione di indirizzo buddhista e di arti marziali che entrambe pratica da oltre trent'anni e che ha perfezionato in prolungati soggiorni in Oriente.
È impegnato nella promozione di un confronto esperienziale, oltre che concettuale, tra i pensieri filosofico e scientifico occidentali relativi alla coscienza e i modi della conoscenza interiore orientali.
Ha fondato e dirige il Centro Studi Asia, luogo di tale ricerca. Nel '95 ha ideato le Vacances de l'Esprit, iniziativa originale di divulgazione culturale di alto profilo.


Silvia Bianchi
foto di Silvia Bianchi E' psicologa-psicoterapeuta (formazione psicosintetica, SIPT) e collabora da molti anni con l'Istituto Lama Tsong Khapa di Pomaia (ILTK), principale centro di cultura buddista in Italia. Lavora da vari anni come per l'Associazione Nazionale Tumori (ANT) operando con pazienti terminali, famiglie in crisi o/e processo del lutto, malati di tumore in fase di guarigione. Ha collaborato con diversi hospice ed ospedali. Ha studiato la psicologia buddista con Ghesce Ciampa Ghiatso, di cui è stata allieva dal 1991 alla sua morte, ed ha completato il Masters Program di sette anni all'Istituto Lama Tsong Khapa (ILTK). Attualmente si sta perfezionando studia presso il Karuna Institute di Londra. Svolge attività di docenza tenendo corsi teorico-esperienziali sul rapporto con la morte presso ILTK, ANT, SIPT e ospedali. Esercita anche privatamente.


Sergio Givone
foto di Sergio Givone Filosofo laureatosi a Torino con Luigi Pareyson, ha insegnato a Perugia, Torino e Firenze, dove attualmente è ordinario di Estetica alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Particolarmente significativi sono i suoi lavori su Dostoevskij, riletto alla luce del problema del nichilismo europeo. Da questa riflessione nasce anche la ricerca sulla storia del nulla e sulle sue implicazioni in un nuovo pensiero tragico. E' collaboratore assiduo del quotidiano la Repubblica. Tra i suoi libri più significativi: "Dostoevskij e la filosofia" (Laterza 1984), "Storia dell'estetica" (Laterza 1988), "Disincanto del mondo e pensiero tragico" (Il Saggiatore 1988), "La questione romantica" (Laterza 1992). Nel 1995 è uscito presso Laterza "Storia del nulla", del quale sono state pubblicate numerose ristampe. È autore di racconti e romanzi, tra cui "Nel nome di un dio barbaro", "Non c'è più tempo", "Favola delle cose ultime".



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Camici frenetici: (veder) morire in ospedale di Linda Altomonte

Intervista a Prof. Francesco Campione, Tanatologo. A cura di Roberto Ferrari, Marco Besa

Intervista a Sergio Givone

Dialogo con Salvatore Natoli, Il sacro e la morte (trasmissione RAI "Il Grillo")

Recensione di "Saper accompagnare. Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte" di Frank Ostaseski, Mondadori 2006 a cura di Linda Altomonte

Aforismi di Etty Hillesum tratti dal Diario 1941-1943

Associazione Spazio Interiore e Ambiente - Modena