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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 7 ¤ martedì 9 febbraio 2010

Wittgenstein e il buddhismo. Appunti sulla domanda di senso. 7. Fuori dal mondo

So che questo senso non risiede nel mondo, ma al di fuori di esso.

Qui si apre un inciso - una ferma considerazione sull'insormontabile difficoltà contenuta nel problema del senso. Se un senso del mondo esiste, non può stare dentro al mondo dei fatti, poiché i fatti sono proprio così come sono. Per Wittgenstein

Ciò che rende un valore non-accidentale non può essere nel mondo, ché altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Deve essere fuori dal mondo. (T 6.41)

Ovvero, se il "senso" che pretende di spiegare e di donare valore a tutti i fatti del mondo, fosse qualcosa del mondo (ovvero un fatto a sua volta contingente e ingiustificato come la conoscenza scientifica, la spinta evolutiva, la legge morale, l'Io spirituale o un dio) non avrebbe senso alcuno perché non spiegherebbe se stesso.

Teniamo presente che tutto il lavoro che Wittgenstein poi svilupperà nel Tractatus è una gigantesca demolizione - o meglio, delimitazione - delle possibilità di indagare e spiegare in modo logico-scientifico le domande relative al valore e al senso. Non per questo bisogna pensare, come fecero i Positivisti del circolo di Vienna, che egli negasse importanza alle espressioni etiche e religiose, e le giudicasse insensate e da dissolvere con una corretta analisi logica. La loro "insensatezza" significa l'indicibile ed è per Wittgenstein la loro intrinseca e peculiare essenza, che egli non avrebbe voluto "a costo della vita, porre in ridicolo" (LC).

Ma anche cercare altri tipi di soluzioni e di senso è un'impresa destinata al fallimento. Ad esempio se vivessimo una vita eterna - o senza sofferenza - essa sarebbe sensata?

Forse per il fatto che io sopravviva in eterno è sciolto un enigma? Non è forse questa vita eterna così enigmatica come la presente? (T 6.4312)

Il fatto che c'è vita, eterna o impermanente, gioiosa o sofferente, resta accidentale (*), perché un altro modo di vita, o una nuova "costruzione di senso", sono fatti, e

I fatti appartengono tutti soltanto al problema, non alla soluzione. (T 6.4321)

Ora il problema è totalizzante: se il mondo è tutto, che significa cercare o trovare un senso "fuori dal mondo"?

(*) L. Perissinotto, Scienza etica e filosofia nel Tractatus "Logico-Philosophicus" di Wittgenstein, Cittadella Editrice, Assisi 2004

r.f.

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