A.S.I.A. dojo Modena
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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 12 ¤ martedì 16 marzo 2010

Dal Feliceto. 25 febbraio 2010

Feliceto 25 febbraio 2010

Prima di iniziare questi tre giorni, prima di praticare yoga, di respirare, di camminare, di meditare… cosa viviamo?

…abbandonare la pratica e sentire che la pratica non abbandona me.

n.

Devo trovare una domanda… mi mette tensione perché diventa un obiettivo denso di aspettative. Mi fa sentire inautentico. Ciò che voglio è rimanere aperto, osservarmi nella mia unica possibilità (ma chi osserva?) così che sia la domanda a trovarmi.

o.

È cambiato qualcosa nel mio rapporto con la morte? Sto veramente imparando a morire?

g.

Esistere è l'insieme di tutte le domande che ci facciamo? O l'illusione di poterci rispondere?

g.

Ho voglia di fermarmi, di fare un po' di vuoto perché ho la testa troppo piena e veloce, e mi sembra di restare sempre sulla superficie delle cose.
Vorrei imparare a fare silenzio e ad ascoltare per vedere cosa viene fuori.

v.

Il "non so" è costrizione ad esistere?

c.

La sera prima di partire per questo seminario di yoga sono stata colta da sensazioni angoscianti. Il pensiero del distacco dai figli, dai miei cari, dal lavoro, da tutte le identità che mi sono costruita e a cui sono attaccata, genera una sensazione di smarrimento, di vuoto, di profonda solitudine.

Ora sono qui. So che è impossibile sradicare tutte queste identità, vorrei essere un albero, uno stelo d'erba, un pezzo di cielo. Dove sono io? Dov'è l'io originario spogliato da identità e attaccamenti?

e.

Nei pochi minuti di meditazione che concludono la pratica di yoga, portando l'attenzione dietro gli occhi percepisco una vibrazione, una palpitazione, un fremito al cuore… Voglio proprio capire il motivo di tale vibrazione. È solo una reazione fisiologica?

b.

Mi sento ma non mi conosco, non so chi sono. Sono la domanda "Chi sono?".
Sono L. , ma il fatto di esserlo è puramente casuale, potrei essere chiunque altro o non essere. Perché mi tocca vivere questa vita?

l.

Non c'è nessun io, nessun capire,
nemmeno questa pioggia, nemmeno questo vento.
Questo sentire non è né bene né male,
sa di malinconia, di dolce, di forte.
Malinconia di non so cosa,
sa di antico, di sempre, di morte.

Eppure siamo qua,
e sentiamo il calore del fuoco…

a.

Non un passo avanti, non uno indietro,
non un prima né un dopo.

E di nuovo: cos'è?

Incredibile quanto caldo può essere
il maestro inesistente.

Non ho domanda.
La sono.

v.

Otto anni dopo, ricomincio a praticare dalla mia prima domanda: cosa sono?

m.

Nella vita di tutti i giorni, quando ho tempo a disposizione o riesco a ritagliarmi uno spazio per me, mi prende un'inquietudine, un malessere di cui non trovo il motivo. Ha a che fare con il senso del mio essere qui. Con il fatto che le uniche certezze che ho sono la fine e il mio essere qui per indagarla. Non so se da solo ce la faccio.

c.

Perché è così difficile amare?

a.

Perché non riesco a capacitarmi del fatto che devo morire?

s.

Quando nella pratica emerge quello sguardo che pulsa dietro una palpebra chiusa… sono contemporaneamente il film, il regista, lo schermo e lo spettatore?

m.

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