A.S.I.A. dojo Modena
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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 12 ¤ martedì 16 marzo 2010

Dal Feliceto. 28 febbraio 2010

Feliceto 28 febbraio 2010
Dopo tre giorni… cosa viviamo?

Come l'indicazione "in ciò che è visto ci sia solo ciò che è visto" si applica alla coscienza (vijnana)? Nel contatto c'è l'attribuzione di significato a ciò che è percepito (che in sé non ha significato) ma mi pare ci sia anche attribuzione di significato a ciò che percepisce (che in sé non ha un significato!). Sembra che la palla del "solo ciò che…" imploda per sorpresa di esserci, di saperlo e dell'esserci del saperlo. L'Io è come una scheggia dell'esplosione che subito rimuove la propria origine. Ed ogni volta, ad ogni contatto, tutto si ripete. L'Io è costretto, ogni volta. Non c'è il nulla.
Dogen: "Studiare il buddismo significa cercare sé stessi. Cercare sé stessi significa dimenticare sé stessi. Dimenticare se stessi significa farsi inverare da tutte le cose". Dimenticare se stessi significa tornare alla palla del "solo ciò che…"? E cosa vuol dire: farsi inverare da tutte le cose?
s.

È ritornato il bisogno di restare con meno.
Il sapere è sempre differente, solo che non lo colgo quasi mai.
Di cos'altro ho bisogno?
Ma il tritacarne della vita mi riafferra.
Troppo spesso dimentico che siamo
da sempre
tutti ubriachi.
g.

Forma è vuoto, vuoto è forma.
Non essendoci meta alcuna da raggiungere
Sarò spazzino per tutta la vita.
Ripulire, ripulire, ripulire.
Niente.
a.

Ho visto la foresta
nonostante
gli alberi.
r.

In meditazione sono di nuovo di fronte al mio nemico, io. E ho troppe armi per difendermi. O le ha lui!? Cercavo di ignorarlo perché abbassasse la guardia e mi lasciasse esistere, e invece eccomi qua, in piena guerra. Mentre mi sta di fronte non mollo niente, ma esplodo!
Non occorre dirmi che sono sempre io.
L'ho creato io e adesso vuole difendermi da tutto quello che potrebbe salvarmi.
e.

Io non sono L.
ma non sono neanche l'altro da me, un estraneo.
Non so cosa sono.
La domanda non è più: chi sono?
ma: cosa sono?
Un aperto? Un acceso sul mondo?
l.

L'anno scorso durante la mia prima arrampicata sportiva mi ritrovai solo, perso, con la mente impietrita di fronte alla roccia. Lo shock fu grande, paralisi totale.
Solo di fronte al fenomeno.
Soltanto oggi capisco quanto era accaduto.
m.

L'insegnamento del Buddha a Bahiya mi porta a cercare di isolare i fenomeni,
siano le sensazioni o l'apertura stessa.
Ma mi porta anche a chiedermi cos'è che sento riguardo al sentire di fondo,
lo svuotamento del quotidiano.
b.

La domanda è diventata:
Cos'è esistenza?
"In ciò che è udito ci sia solo ciò che è udito"
Non c'è più dualità.
È solo esistenza.
e.

Le alte cime degli alberi
Nudi
Si muovono e ondeggiano
Un paesaggio silente e immacolato
Riluce
E mi invade
Solo il rumore dei miei passi
Solo un sentire e niente più
Ma è tutto
c.

Lo scoppiettio del fuoco
la domanda di senso
il tintinnio della pioggia
lo strisciare della coperta
la voce del maestro
la schiena indolenzita
l'accorgersi
la nebbia che scende
l.

Oggi pomeriggio ho fatto un sogno.
Forse il ricordo della camminata solitaria di ieri
Mentre camminavo ho diretto lo sguardo verso il lato della strada nel bosco
E lì in mezzo non ho visto niente.
O meglio, ho visto nulla. Proprio nulla. […]
Tante piccole montagne,
tanti piccoli uomini
nel silenzio, nel vento, nel cuore.
a.

Mi ha preso la nausea. È sapore del "niente di qualificato", come sapore psichico è simile al senso di inutilità. Non è fastidioso, è così, è il niente che parla… ma forse va meglio indagato.
Sicuramente è presente un giudizio. Può forse essere che invece di cogliere semplicemente "non niente", nasca il giudizio "non è niente"?
m.

Perché
un perché non si vede
Ora,
si vede solo
molto più difficile
e più nitido
a.

Prendo davvero troppo sul serio il mio io, le sue difficoltà, i suoi bachi. Credo che sia questo che significa identificarsi. Mi è venuta ora una domanda che mi dà la misura di quanto sia forte la mia identificazione: se non sono io, che bisogno c'è di crescere, cambiare, migliorarsi?
Allora: che nel mio senso di inadeguatezza ci sia solo il mio senso di inadeguatezza.
v.

Qualcosa è cambiato ma in definitiva nulla. So che non ho capito, molte cose non ho capito della meditazione. Mi sembra impossibile che possa capitare "solo fenomeno"… come?
C'è un unico modo possibile in cui le cose mi si presentano. Le mie aspettative vorrebbero trascendere i miei limiti, come fare? Senza le aspettative mi scopro a non fare nulla, e se non posso fare nulla sto fermo. Anche le aspettative si manifestano e posso solo prenderne atto. Sto fermo, nulla succede…
o.

Quante tazze da svuotare!
Poi entra goccia a goccia
il canto di un uccellino.
Per un istante c'è solo quello.
m.

Semplice alchimia
Come neve che sublima in vapore
Aspettativa trasmuta in aspirazione.
Fuoco che spegne i desideri
Gelo che avvampa nel cuore
Sguardo su niente
Che vede tutto
g.

Sono venuta a meditare senza alcuna particolare aspettativa, semplicemente aperta a quello che sarebbe stato. Qui ho capito quanto imparo dagli altri, dalle loro domande e dubbi. Sono questioni solo apparentemente lontane dai miei punti di fondamentale interesse, che per il momento sono: la mente, l'anima.
c.

Vedo me che
sono sulla riva di un fiume
che scorre lento e copioso.
Medito con le palpebre abbassate.
Passa davanti a me sul fiume
il mio corpo,
identico a quello che medita
corpo sdraiato sulla superficie dell'acqua.
Vedo ciò che passa
nella mente
di quelle membra quiete
che palpitano a fior d'acqua…
n.

Vola la china trasparente delle nuvole
Il camino vela appena il cigolio della porta
Ora uccelli cantano da est a ovest
a.

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