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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 19 ¤ martedì 4 maggio 2010

Wittgenstein e il buddhismo. Appunti sulla domanda di senso. 18. Heidegger e Wittgenstein

Sono forti le connessioni tra le "esperienze etiche" di Wittgenstein di percezione della totalità dei fatti, con quelle che descrive il filosofo tedesco Martin Heidegger.

Abbiamo visto che il carattere comune ai momenti di rivelazione della "totalità dei fatti" (che potremmo chiamare "l'esistenza di tutto") Wittgenstein li visse quando sullo sfondo si è mostrato il significato di "nulla":
- quando colse che"tutto c'è e nulla ha valore" attraverso la contingenza (Witt.3);
- quando il "tutto è in me", portata agli estremi giunge a un tutto unico che lascia da una parte tutta l'esistenza (mondo-realtà) e dell'altra il nulla (Witt.5)
- quando colse anche la volontà come un fatto contingente, parte dell'unico tutto che non dispone di sé; e dall'altra parte, il nulla (Witt.14)
- nella visione del mondo "dal di fuori" sub specie aeternitatis come totalità - delimitata (Witt.16)
- nelle esperienze di totalità della meraviglia, del sentirsi al sicuro, del sentirsi in colpa (Witt.17)

Nella conferenza Cos'è metafisica? Heidegger introduce nella sua filosofia il niente e parla della difficoltà di farlo accettare come un significato essenziale per elaborare la domanda fondamentale "Perché vi è in generale l'ente e non piuttosto il niente?". Che è una domanda sul senso del mondo (l'insieme di tutti gli enti) come quella di Wittgenstein, in cui il nulla è però espresso come l'alternativa.

Per giustificare il niente, Heidegger ricorre alla esperienza diretta di momenti vissuti: la noia, la gioia, e la Angst. Sono tonalità emotive senza oggetto o evento specifico ("come è") ma che ci fanno ritrovare nella "totalità degli enti ("che c'è"): quando viviamo la noia o la gioia tutto viene unificato dal nostro stato d'animo. Sentiamo che siamo "nel tutto" come significato cui nulla sta fuori.
Dei tre la più particolare è la Angst, termine che non è da tradurre con 'angoscia' per il significato negativo ad essa associato. Non è ansia o paura per qualcosa di determinato. Piuttosto una "singolare quiete", una "luminosità dello sguardo" dove si smarrisce il senso quotidiano, tutto si unifica e si staglia sul niente, che il filosofo tedesco intende come "la negazione della totalità degli enti".

Vi sono anche connessioni storiche: la prolusione intitolata Cos'è metafisica? fu tenuta da Heidegger nel luglio 1929 a Friburgo. La Conferenza sull'etica fu pronunciata in un periodo tra gli ultimi mesi del 1929 e il corso del 1930.
Nel dicembre 1929 Wittgenstein affermò di poter immaginare «molto bene quel che Heidegger intende con "essere" e "Angst"», collegando questa tematica alla propria visione dell'etica [1] .

[1] Perissinotto L., Heidegger e Wittgenstein. Quarant'anni di studi, Rivista Bollettino della Società Filosofica Italiana, 1994, pp. 3-20.

r.f.

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