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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 24 ¤ martedì 8 giugno 2010

7 dimensioni silenziose. 4. Il silenzio, preludio necessario al dire

Nella vita, come nell'arte, è difficile dire qualche cosa che sia altrettanto efficace del silenzio.
Ludwig Wittgenstein

Credo che l'efficacia nella comunicazione stia nel suscitare, come per incanto, anzi quasi per magia, un desiderio: il desiderio di dire. La conoscenza, la reiterazione degli atti, l'inalienabile bisogno di dire e di dirsi è anche una preziosa spinta ad andare incontro all'altro.
Quel che trovo di profondo nelle parole del filosofo austriaco, è l'indicare il silenzio come luogo fertile e originario, in cui si attiva una comunicazione assolutamente efficace. Può trattarsi di apertura fatta di sguardi reciproci o della scoperta della propria "scandalosa" dimensione interiore, per fare un esempio transitivo ed uno riflessivo. Non è innegabile che nella società contemporanea si ignori sempre di più l'arte di dirsi silenziosamente?
Ma come, si potrebbe obiettare, proprio oggi nella civiltà in cui i sistemi comunicativi si sono moltiplicati senza sosta? Credo si tratti di un'osservazione superficiale, non nel senso di inesatta e mal formulata, ma appunto collocata sulla superficie della questione. Infatti l'innegabile espansione di molteplici livelli comunicativi, verbali e non verbali, fisici e virtuali, passivi e attivi su cosa si fonda?
Non certo a partire da un ambito silenzioso, da quel dire assolutamente efficace, per tornare a Wittgenstein. Mentre il silenzio è radice di un dire ponderato che si riverbera in un ritorno a sé, a quell'originario che appunto misteriosamente si dà, alla coscienza, al contrario il dire della società in cui la comunicazione è detta di massa si fonda su segnali antecedenti, si riverbera esponenzialmente sul già detto, spesso moltiplicando un errore di partenza, estendendo il malinteso, suscitando reazioni eccessive, innescando stati coscienziali non richiesti. Per esempio si pensi all'esposizione del corpo nei media, sempre più esplicitamente a carattere sessuale, anche se si tratta di pubblicizzare una bottiglia di acqua minerale o un furgone. Sono processi a catena, di riverbero e moltiplicazione dei segnali, una vera infezione, un "male", dove ormai si confondono piani fra loro ben diversi: il virtuale ed il fisico, la rappresentazione e l'autentico, il linguaggio ed il gesto…. Alla fine siamo sepolti in un cascame di segnali radioattivi, urlati e sbattuti in faccia ad ogni passo e sempre meno decidiamo consapevolmente cosa dire e cosa ascoltare. La coscienza di conseguenza non ha mai un attimo per concedersi a quel che sul piano della comunicazione è più efficace e ricco.
Forse oggi possiamo intendere la frase di Wittgenstein come un monito? Sta maturando la sensibilità per tornare ad un discorso fondato sul silenzio e non su un rumore di fondo?

Enrico Marani

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