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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 26 ¤ martedì 22 giugno 2010

Dogen. Zazen e trasmissione

Eihei Doghen
Il cammino religioso (Bendowa)
A cura di Stella del mattino,
comunità buddista zen italiana
Marietti, Genova 1990

ogni cosa canta la verità

anche prima di essere colpita,
la campana emette il suo suono

Chiunque ha protetto e tramandato senza deviazioni l'insegnamento di Sakyamuni, ha confermato come punto centrale e irrinunciabile la pratica effettiva dello zazen in quanto direzione e forma fondamentale del vivere in modo autentico il sé originale. Così, sia in India che in Cina, tutti coloro che hanno protetto e tramandato in modo corretto l'insegnamento di Sakyamuni, hanno praticato questo zazen.

Trasmettere correttamente da un maestro al suo discepolo la realtà concreta di praticare questo zazen, è proteggere nel trascorrere delle epoche storiche il fondamento dell'insegnamento di Sakyamuni. Ciò che nell'ambito della tradizione è stato protetto e tramandato è la concreta condotta del vivere in modo autentico il sé originale e proprio questo modo di essere è il migliore tra i migliori, non contiene impurità alcuna.

Dal momento in cui si incontra il proprio maestro, le pratiche rituali quali bruciare incenso, compiere prostrazioni, recitare il Nenbutsu, la [pubblica] confessione, la recitazione dei testi del canone, non sono necessari. L'unica cosa necessaria è che il proprio zazen attuale coincida perfettamente ed autenticamente con la modalità del vero zazen.

Proprio nel momento in cui si fa zazen, unendo le mani, incrociando le gambe, in silenzio, senza emettere suono, con la lingua aderente al palato, mentre la mente ed il cuore lasciano che il movimento della coscienza si manifesti così come è, soprattutto senza lasciarsene trascinare, in questo zazen si manifesta senza veli il vero modo di essere di tutto l'universo. Allora la persona stessa che fa zazen è corpo unico con ognuna e tutte le cose che sono nello spazio, manifesta il vero aspetto originale di ciò che è se stesso. Così la totalità della vera forma aumenta sempre più il suo splendore, questa lucentezza più e più genera l'attività della vera forma originale. Inoltre, il mondo intero, inteso come luogo dove opera attivamente la vera sembianza, come pure tutti gli esseri viventi che vivono in esso, liberati dalle convinzioni particolari che vengono pensate in base alle abitudini ed alla mentalità, vedono distintamente come deve essere l'autentico modo originario di essere.

In questo modo, nel momento in cui tutti gli esseri davvero si dedicano completamente ad essere ciò che devono essere, tutto, sia le cose che gli esseri umani, vivendo nella forma che gli è veramente propria, superando le distinzioni relative quali «me» e «altro da me», e stabilendosi saldamente nella sorgente della vita, momento per momento fanno sbocciare l'assoluto modo in cui essere. Per questo ogni cosa canta la verità senza aggiungere nulla.

Questo esistere senza aggiunte, poiché è rivolgere la propria luce direttamente verso di sé, cessando le abitudini stereotipate e le costruzioni mentali, è coincidere perfettamente con la vita nel suo aspetto fondamentale.

Trattandosi così della vita nel suo aspetto originario, ogni comportamento dell'uomo di zazen rende chiaro il modo di essere fondamentale e va creando, momento per momento, un rinnovato modo di vivere. Allora, dato che tutto ciò che esiste e ciascuna cosa, una per una, mostrano la forma autentica così come è, gli elementi del mondo naturale che noi di solito consideriamo oggetti, la terra, la vegetazione, i muri, le pietre, persine le pietre in quanto pietre, parlano con vigore di quel modo di essere. Quando ne riconoscono la voce, all'udire quel discorso, tutti comprendono sicuramente fino in fondo che il sé vive solamente il sé originario e nient'altro. Mentre il sasso proprio come sasso, ed io proprio come me, ci incontriamo collaborando reciprocamente sull'identica base del vivere insieme il modo fondamentale di essere, essendo un tutto armonico e manifestandosi sempre di più il modo di essere originario, questo zazen si diffonde in tutto il mondo, per l'universo intero.

Tuttavia, questo zazen quando è praticato come puro zazen, non comporta neppure la consapevolezza: «Ora io sto facendo zazen». Infatti bisogna soltanto affidare completamente il proprio corpo e la propria mente alla forma stessa dello zazen. Non solo; riguardo al risultato dell'aver fatto zazen non vi è nemmeno l'acquisizione di un'esperienza particolare. Se pensassimo, come avviene di solito, di ottenere un qualche effetto come risultato del fare zazen, questo sarebbe la normale modalità del pensiero umano. Invece non è possibile misurare con un'unità di misura stabilita in base a criteri umani il modo di essere di tutta la realtà, comprendente il sé fondamentale. Per esempio, durante zazen, se si ode un qualsiasi suono, non appena viene percepito dall'orecchio, immediatamente si originano eventi di vario tipo. Non bisogna pensare che lo zazen sia non avere alcuna reazione, una condizione di incoscienza o di insensibilità. Quel suono, che non è altro che un suono, fa solamente vibrare l'orecchio in modo chiaro, e non porta con sé alcun disturbo. Allo stesso modo, una determinata cosa, essendo quella cosa stessa nella propria forma completa, diffonde attivamente il modo di essere fondamentale e lo presenta chiaramente senza sosta.

Anche le piante, come pure tutta la terra, facendo risplendere la luce della verità, espandono per ogni dove quel modo di essere; così ognuno vivendo il proprio essere nel modo proprio, quindi con tranquilla naturalezza, esattamente così rende eloquente testimonianza della vera realtà.

Quando si è fondamentalmente se stessi, assimilati alla Natura così come è, allora non vi è neppure frattura tra me ed «altro da me» e questo insieme armonico non ha sosta neppure per un istante.

Per questo, l'essere in zazen è l'unione con ogni modo di essere, l'unione con tutto il tempo; al proprio zazen è unita l'eternità detta passato presente e futuro. Di conseguenza, il momento presente e l'eternità, l'essere che sono e tutto il resto, non si distinguono; all'interno di questo zazen compaiono esistendo insieme.

Questo non si limita al momento in cui facciamo zazen. Come ad un colpo dato alla campana il suono vibra senza interruzioni per l'aere, così pure, anche prima di essere colpita, la campana, semplicemente essendo una campana, emette il suo suono.

Allo stesso modo, in ogni aspetto della vita di colui che fa zazen continua a farsi sentire un limpido suono.
Inoltre, vivendo in ogni aspetto, genuinamente, il proprio essere fondamentale come direzione e come forma concreta della propria vita, momento per momento si crea un mondo nuovo di cui nulla si può prevedere in anticipo.

Lo zazen che proprio ora noi facciamo, la cui influenza raggiunge ogni dove, è di una tale vastità che anche se tutti coloro i quali nel passato hanno praticato questo zazen, unendo le loro forze, tentassero di tesserne le lodi, non riusarebbero a descriverlo. Né, a maggiore ragione, è misurabile con i criteri convenzionali.

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