A.S.I.A. dojo Modena
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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 27 ¤ martedì 29 giugno 2010

Lin Chi | Rinzai

Lin-chi |
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Il Maestro così parlò ai monaci riuniti: «Voi che siete sulla via, ciò che importa è avvicinarsi alle cose con uno sguardo limpido e adatto a coglierle. Andate dove volete per il grande mondo, ma non fatevi allettare o sviare da un branco di spiriti. L'uomo di valore è quello che non ha niente da fare. Non cercate di fare qualcosa di speciale, comportatevi normalmente: ecco tutto. Spesso guardate al di fuori di voi, imboccate strade secondarie alla ricerca di qualcosa di nuovo, che poi cercate di afferrare. Questo è un errore.
Continuate pure a cercare il Buddha, ma "buddha" è soltanto una parola di sei lettere.
«Sapete che cos'è che tutti cercano affannosamente in giro? Tutti i buddha e i patriarchi dei tre tempi - il passato, il presente e il futuro - e di tutt'e dieci le direzioni hanno fatto capolino in questo mondo soltanto per cercare il Dharma. E voi che siete sulla via e siete venuti a studiare, siete qui ora soltanto per cercare il Dharma. Una volta raggiunto il Dharma, le cose si sistemeranno. Ma fino ad allora continuerete come prima nel ciclo delle nascite e delle morti attraverso i cinque sentieri dell'esistenza - il mondo degli inferi, il mondo degli spiriti famelici, il mondo degli animali, il mondo degli uomini e il mondo degli dèi.
«Che cos'è il Dharma? "Dharma" è la verità della tua mente. La mente non ha forma; penetra in tutt'e dieci le direzioni. Sta compiendo il suo lavoro proprio davanti ai vostri occhi, qui, adesso. Ma poiché gli uomini non hanno fiducia, si rivolgono ai nomi e alle frasi, cercando di afferrare il buddhismo nelle parole scritte. Ne sono lontani come lo è il cielo dalla Terra.
«Voi che siete sulla via, quando insegno il Dharma quale Dharma insegno? Io insegno il Dharma della mente, che scavalca le distinzioni fra sacro e mondano, fra puro e impuro, fra la realtà e il tempo. Ma voi che siete nel "tempo" e nella "realtà", e che distinguete fra "sacro" e "mondano", non potete cominciare a etichettare ogni altra cosa "reale" o "temporale", "sacra" o "mondana". E le altre cose reali o temporali, sacre o mondane non possono certo etichettarvi a loro volta. Voi che siete sulla via, impadronitevi delle distinzioni e usatele, ma non incollate loro un'etichetta. È ciò che chiamo il Significato oscuro.
«I miei insegnamenti sono diversi da quelli di chiunque altro al mondo. Anche se i grandi bodhisattva Manjushri e Samantabhadra in persona si manifestassero qui davanti ai miei occhi, assumendo una forma corporea così da potermi interrogare, basterebbe che dicessero: "Vorremmo chiedere al Maestro...", e subito avrei visto perfettamente dentro di loro.
«Rimango seduto nella quiete, e se uno che è sulla via viene qui per un colloquio, capisco subito tutto di lui. Come faccio? Perché guardo in un modo diverso. Non faccio differenza se ha l'aspetto di un santo o di un brigante, né mi impantano a esaminarne la "vera" natura. Guardo direttamente dentro di lui e non faccio mai un errore».
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Il Maestro così parlò ai monaci riuniti: «Voi che siete sulla via, sappiate che il Dharma non richiede nessuna impresa particolare. Dovete soltanto comportarvi normalmente, senza cercare di far nulla di speciale. Andate di corpo, pisciate, vestitevi, mangiate, e sdraiatevi quando siete stanchi. "I matti possono ridere di me, ma i saggi sanno che cosa voglio dire".
«Un uomo dei tempi andati disse: "Chi cerca di intervenire su ciò che è fuori di lui, è un inguaribile sciocco". Fatevi padroni di ogni situazione, e ovunque voi siate, quello sarà il posto giusto. Qualunque siano le circostanze in cui vi troviate, non potranno mai spostarvi da lì. Anche se dovete fronteggiare le conseguenze negative delle vostre azioni passate, o i cinque crimini che secondo la tradizione perpetuano l'inferno della sofferenza senza fine, sappiate che questi stessi cinque crimini e queste stesse conseguenze negative diventeranno il grande oceano della liberazione.
«Oggi gli allievi non sanno proprio nulla del Dharma. Sono soltanto pecore che inghiottono qualsiasi cosa incontri il loro naso. Non fanno differenza fra signore e schiavo, né distinguono il padrone di casa dall'ospite. Uomini così arrivano sulla via con pensieri confusi, pronti a correre ovunque ci sia una folla. Non meritano di essere chiamati "uomini che davvero hanno lasciato gli impegni mondani". In realtà sono pieni di impegni mondani e vivono immersi nel mondo.
«Chi rinuncia agli impegni mondani deve avere un'esatta consapevolezza in ogni momento, deve saper distinguere i buddha dai demoni, il vero dal falso, il saggio dall'uomo qualsiasi. Se sanno distinguere, potete chiamarli "uomini che davvero hanno lasciato gli impegni mondani". Ma se non sanno distinguere un buddha da un demone, hanno soltanto lasciato una casa per entrare in un'altra. Potete indicarli come "esseri viventi che producono karma". Ma non potrete mai chiamarli "uomini che davvero hanno lasciato gli impegni mondani". «Ora immaginate che esista il "buddha-demone", un essere fatto di buddha e di demoni, impastato senza distinzione in un unico corpo, come acqua e latte. Ci sono oche che sanno distinguere il latte, ma chi è sulla via, se ha uno sguardo davvero puro, scaccerà con un gesto tanto il buddha quanto il demone. "Se adori i saggi e disprezzi gli uomini qualsiasi, continuerai a galleggiare e ad affondare nel mare delle rinascite"».

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