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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 27 ¤ martedì 29 giugno 2010

Dogen. Fukanzazengi 3x

Una pagina di Terebess Asia Online (TAO) riunisce cinque traduzioni inglesi del Fukanzazengi. La quinta è preceduta da una breve premessa, qui in italiano con le traduzioni 1, 5, e 4.

Una traduzione di Aldo Tollini dall'originale giapponese appare sul sito di Gianfranco Bertagni.

a.p.

Dogen scrisse questo saggio nella seconda metà del 1227, fra il 5 ottobre e il 10 dicembre. Aveva allora 28 anni ed era appena tornato dalla Cina. Il suo obiettivo era rendere popolare il buddismo dello zazen, insegnare il metodo corretto dello zazen, trasmettere lo stile zen di Bodhidharma e far conoscere il vero spirito di Pai-ch'ang.

Dogen ha descritto il motivo di questo lavoro in Zazengi Senjitsuyuraisho (Ragioni dell'aver scritto le regole dello zazen). Dogen modificò le regole dello zazen contenute nello Zennenshingi, scritto da Tsung-che (Shusaku) nel 1102. L'opera di Dogen contiene quindi il caratteristico metodo dello zazen veramente trasmesso, ed è corredata da note complete. Quest'opera sopravvive in due forme: un'edizione 'popolare' e una scritta da Dogen di propria mano. L'edizione popolare compare nell'Eiheigenzenjigoroku (pubblicato nel 1358) e nell'Eiheikoroku (1472), che differiscono considerevolmente dall'edizione di mano di Dogen conservata a Eiheiji. Quest'edizione riproduce lo Zazengi del 1227. Dogen nei suoi ultimi anni rifinì comunque l'edizione 'popolare', redigendola nello stile cinese che vediamo ora. Questa traduzione è basata sull'edizione 'popolare'.

Fukanzazengi. Consiglio universale per lo zazen
Traduzione inglese 1
Fukanzazengi. Regole per lo zazen
Tradotto da Reiho Masunaga
Traduzione inglese 5
Fukanzazengi. Come chiunque può sedersi
Tradotto da Yasuda Joshu roshi e Anzan Hoshin sensei
Traduzione inglese 4
La via è perfetta e onnipervasiva dall'origine. Come potrebbe limitarsi a pratica e realizzazione? Il veicolo del dharma è libero e senza vincoli. Che bisogno c'è di sforzo di concentrazione? In effetti l'intero corpo è molto oltre la polvere del mondo. Chi potrebbe credere in un mezzo per tenerlo pulito? Non è mai diviso dall'uno, esattamente dov'è l'uno. Che senso ha andarsene a praticare qua e là? La vera via è universale, quindi perché distinguere apprendimento e illuminazione? L'insegnamento supremo è libero, perché studiarne i mezzi? Anche la verità in quanto tutto unico è chiaramente distinta dalla polvere: perché aderire ai mezzi per spolverarla? La verità non è distinta dal qui, quindi i mezzi di addestramento sono inutili. La consapevolezza originaria è perfetta nell'essenza e pervade ovunque. Come potrebbe dipendere da ciò che uno fa per praticare o realizzarla? Il movimento della realtà non ha bisogno che le diamo noi una spinta. C'è bisogno che dica che è libera dalla delusione? La vasta distesa della realtà non può mai essere oscurata dalla polvere delle presunzioni. Chi allora potrebbe credere che per essere ciò che è debba essere pulita da tale polvere? Non è mai separata da dove siete, quindi perché brancolare alla sua ricerca?
Devo menzionare il Buddha, che era in possesso della conoscenza innata? L'influenza del suo sedersi sei anni eretto è tuttora notevole. O la trasmissione attuata da Bodhidharma del sigillo della mente? La fama del suo sedersi faccia al muro per nove anni è celebre ancor oggi. Poiché così facevano gli antichi santi, come potremmo oggi dispensarci dall'intraprendere la via? Buddha, benché nato con grande saggezza, dovette restare seduto per sei anni. Bodhidharma, che trasmise la mente del Buddha: sentiamo ancora gli echi del suo guardare nove anni un muro. I saggi antichi erano molto scrupolosi. Non c'è motivo perché l'uomo moderno non possa comprendere. Posso sottolineare che l'uomo di Jetavana, il Buddha, era in sé consapevolezza originaria e ciò nonostante rimase seduto sei anni? E che dire di Bodhidharma, che trasmette il sigillo della consapevolezza col fissare il muro al tempio di Shaolin per nove anni? La loro eco risuona ancora adesso. Se così era per gli antichi maestri e la loro scrupolosità, com'è per voi nella vostra pratica personale?
E tuttavia, se vi è la minima discrepanza, la via è lontana quanto il cielo dalla terra. Se sorge il minimo gradimento o non-gradimento, la mente si perde nella confusione. Se ci si inorgoglisce della comprensione e si gonfia la propria illuminazione, cogliendo la saggezza che scorre attraverso tutte le cose, conseguendo la via e chiarendo la mente, nutrendo un'aspirazione a scalare il cielo stesso - si sta compiendo l'iniziale, parziale escursione oltre le frontiere, ma manca ancora di qualcosa nella via vitale dell'emancipazione totale. Ma se solo c'è il minimo stacco, la separazione equivale a quella fra cielo e terra. Se gli opposti sorgono, perdete la mente di Buddha. Anche se siete orgogliosi della vostra comprensione e avete sufficiente illuminazione, anche se ottenete un po' di saggezza e poteri sovrannaturali e trovate il modo di illuminare completamente la mente, anche se avete il potere di toccare i cieli, anche se penetrate l'area dell'illuminazione - avete quasi completamente perso la via vivente per la salvezza. Il punto è: se c'è anche il minimo divario, cielo e terra sono strappati l'uno dall'altro. Se lasciate sorgere anche solo un barlume di gradire e non-gradire, perdete la mente nella delusione. Provate a supporre di inorgoglirvi della vostra comprensione e di gonfiare le vostre piccole esperienze: pensate di avere raggiunto la verità, conseguito la via, riconosciuto la luminosità della mente, e di poter afferrare il cielo. Potreste anche pensare che queste prima scampagnate oltreconfine stiano entrando nel mondo dell'illuminazione: ma avrete perso la via della completa liberazione.
Dovete quindi smettere la pratica basata sulla comprensione intellettuale, che cerca parole e insegue discorsi, e apprendere il passo all'indietro che volge la vostra luce interiormente per illuminare il vostro sé. Corpo e mente cadranno da soli, e sarà manifesto il vostro volto originale. Se volete conseguire la presenza, dovete praticarla senza indugio. Smettete semplicemente di inseguire parole e lettere. Ritraetevi, riflettete su voi stessi. Se riuscite a gettare via naturalmente corpo e mente, la mente del Buddha emerge. Se volete riuscirci presto, dovete iniziare presto. Dovete smettere di andare a caccia della comprensione attraverso parole da giocoliere, e permettere alla ricerca esteriore della vostra mente di collassare su se stessa e di illuminare la vostra stessa natura. Facendolo, il corpomente cadrà da sé spontaneamente, rivelando la vostra natura originaria. Se desiderate realizzarvi nella presenza, praticate la presenza immediatamente.
Per sanzen (zazen) è adatto un luogo tranquillo. Bevete e mangiate con moderazione. Gettate ogni coinvolgimento e cessate ogni impegno. Non pensate al bene e al male. Non valutate i pro e i contro. Cessate ogni movimento della mente cosciente, la valutazione di pensieri e visioni. Non pensate a diventare un Buddha. Sanzen non ha assolutamente nulla a che vedere col sedersi o lo stare sdraiati. Nel meditare dovete disporre di uno spazio tranquillo. Bevete e mangiate con moderazione. Abbandonate la miriade di relazioni, astenetevi da tutto. Non pensate al bene e al male. Non pensate al giusto o allo sbagliato. Arrestate le funzioni di mente, volontà, coscienza. Evitate di interpretare memoria, percezione, intuizione. Non sforzatevi di diventare Buddha. Non attaccatevi allo stare seduti o distesi. Per lo zazen è adatto un luogo tranquillo. Bevete e mangiate con moderazione, non invischiatevi in relazioni illusorie. Lasciate questo tipo di cose a se stesse. Non pensate al bene e al male, al giusto e allo sbagliato. Non date spazio ai comuni concetti mentali, al giudicare i pensieri e le osservazioni. Non sedete per diventare un risvegliato: non potete costruire un Buddha col sedervi o lo sdraiarvi.
Nel luogo delle vostre usuali sedute stendete un materassino spesso e ponetevi sopra un cuscino. Sedete nella posizione del loto o in quella del mezzo loto. Nella posizione del loto, ponete prima il piede destro sulla coscia sinistra, poi il piede sinistro sulla coscia destra. Nella posizione del mezzo loto premete semplicemente il piede sinistro contro la coscia destra.Vesti e cintura non devono stringere e devono essere in ordine. Mettete quindi la mano destra sulla gamba sinistra e la sinistra a palmo in su sul palmo della destra, con le punte dei pollici che si toccano. Quindi sedete eretti in una corretta postura, senza inclinare a sinistra o a destra, avanti o indietro. Assicuratevi che le orecchie siano sullo stesso piano delle spalle e il naso in linea con l'ombelico. Appoggiate la ligua al palato anteriore, labbra e denti chiusi. Gli occhi devono rimanere sempre aperti, e delicato il respiro attraverso il naso. Nel luogo delle sedute stendete uno spesso cuscino squadrato, e su questo un cuscino rotondo. Alcuni meditano in Paryanka (seduta a gambe completamente incrociate), altri nel mezzo Paryanka. Preparatevi indossando vesti e cintura allentate. Quindi appoggiate la mano destra sul piede sinistro, la mano sinistra nel palmo destro. Premete i pollici fra loro. Sedete eretti. Non pendete a destra o sinistra, avanti o indietro. Tenete le orecchie sullo stesso piano delle spalle, il naso in linea con l'ombelico. Appoggiate la lingua al palato e chiudete fermamente denti e labbra. Tenete gli occhi aperti. Inspirate con calma. Nel luogo dove praticate stendete qualche spessa stuoia, e ponetevi sopra un cuscino rotondo. Sedete sul cuscino con le gambe incrociate nella posizione del loto o del mezzo loto. Ponete cioè il piede destro sulla coscia sinistra e il sinistro sulla destra, allentate vestito e cintura tenendoli puliti. Quindi mettete la mano destra a palmo in su sul piede sinistro, e la sinistra nel palmo della destra, con le punte dei pollici che si sfiorano. Trovate la postura senza pendere a destra o sinistra, avanti o indietro. Le orecchie devono essere allineate alle spalle e, frontalmente, il naso in linea diretta con l'ombelico. Appoggiate la lingua al palato, tenendo bocca e labbra chiuse. Gli occhi devono essere aperti; respirate col naso delicatamente.
Assestata la postura, respirate profondamente, inspirate ed espirate, oscillate verso sinistra e destra e stabilitevi in una stabile, immobile posizione seduta. Pensate al non-pensare. Come si pensa al non-pensare? Non-pensando. Questo è l'essenziale dello zazen. Sistemate il corpo comodamente. Espirate con decisione. Muovete il corpo verso destra e sinistra, quindi sedete stabilmente a gambe incociate. Pensate all'impensabile. Come si pensa all'impensabile? Pensate oltre il pensare e il non pensare. Questo è l'aspetto importante del sedersi. Trovata la postura, inspirate ed espirate profondamente, odeggiate a destra e sinistra, quindi sedete con sicurezza e saldamente. Pensate al non-pensare. Come si pensa al non- pensare? Siate prima del pensiero. Queste sono le basi dello zazen.
Lo zazen di cui parlo non è l'apprendimento della meditazione. È semplicemente la porta del dharma di quiete e illuminazione, la pratica-realizzazione dell'illuminazione completamente compiuta. Trappole e lacciuoli non possono raggiungerlo. Una volta afferrato il suo cuore, sarete come il drago quando trova l'acqua, la tigre quando entra nella montagna. Poiché dovete sapere che proprio lì (in zazen) il vero dharma si sta manifestando, e che, sin dall'inizio, ottusità e distrazioni vengono spazzate via. Questa seduta a gambe incrociate non è la meditazione passo per passo. È semplicemente l'insegnamento agevole. È l'apprendimento e l'illuminazione della completa saggezza. Il koan apparirà nella vita quotidiana. Siete completamente liberi, come il drago che dispone d'acqua o la tigre che dipende dalla montagna. Dovete percepire che la giusta legge appare naturalmente, e la mente sarà libera da cedimenti e distrazioni. Quello che definisco zazen non è lo sviluppare la concentrazione per gradi e così via. È semplicemente la semplice e gioiosa pratica, è pratica realizzata nell'illuminazione già evidente. È la manifestazione della completa realtà. Trappole e gabbie si aprono. Quando cogliete il cuore di ciò, siete il drago che ha raggiunto la sua acqua, la tigre che si riposa nelle sue montagne. Comprendete che proprio qui è la manifestazione della vasta realtà, e quindi ottusità e vorticare mentale non hanno spazio per sorgere.
Alzandovi dalla posizione seduta, muovetevi lentamente, con quiete, con calma e deliberatamente. Non alzatevi improvvisamente o bruscamente. Riguardando il passato, troviamo che sia il trascendere la non illuminazione e l'illuminazione, sia il morire sedendo o stando in piedi, sono sempre dipesi interamente da questa forza (dello zazen). Quando vi mettete in piedi dopo zazen, scuotetevi e alzatevi con calma. Non muovetevi bruscamente. Ciò che trascende l'uomo comune e il saggio - morire sedendo o stando in piedi - si ottiene con l'aiuto di questo potere: questo io ho visto. Alzandovi dallo zazen muovetevi lentamente e con calma. Non limitatevi a tirarvi su in un attimo. Guardando al passato, vediamo che il trascendere l'ordinario e il sacro, o l'essere capaci di morire seduti o stando in piedi, hanno tutti radice nel potere di questa pratica.
Inoltre il provocare l'illuminazione con l'ausiio di un dito, una bandierina, un ago o un martello, e il compiere la realizzazione con l'aiuto di un hossu, un pugno, un bastone o un urlo, non possono essere compresi dal pensiero analitico. In effetti non possono essere pienamente compresi nemmeno dal praticare o conseguire poteri sovrannaturali. Dev'essere un comportamento oltre l'ascolto e la visione - non è forse un principio che precede conoscenza e percezioni? Anche la funzione suprema (alzare il dito, usare l'ago, colpire il gong di legno) e i segni di illuminazione (sollevare l'hossu, colpire col pugno, percuotere col bastone, urlare) non vengono compresi discriminando. Addestramento e illuminazione non si possono comprendere bene mediante poteri sovrannaturali. È una condizione (stare seduti, stare in piedi, dormire) oltre la voce e le cose visibili. Alle parole o al pensiero è impossibile afferrare come gli antichi maestri potevano cogliere il momento per i discepoli con un dito, un'asta, ago o martello, mostrare l'attualità con una frusta, un pugno, un bastone o un urlo. Non aiuta nemmeno praticare poteri mistici o pensare dualisticamente a pratica e realizzazione. Pratica e realizzazione sono il comportamento di questo stesso corpomente, oltre vista e suono, prima di pensiero e analisi.
In questo quadro l'intelligenza o la sua mancanza non importano: fra un ingegno ottuso e uno acuto non c'è distinzione. Concentrare il proprio sforzo con mente unitaria è già addentrarsi nella via. La pratica-realizzazione è naturalmente incontaminata, avanzare (nella pratica) è normale quotidianità. È il vero al di là delle vedute discriminatorie. Per cui non discutete sul saggio e sullo stupido. Se riuscite anche solo ad addestrarvi seriamente, questa è vera illuminazione. Addestramento e illuminazione sono per natura incontaminati. Vivere con lo zen non è diverso dalla vita quotidiana. Essendo ciò come è, non importa se siete intelligenti o stupidi: le distinzioni non distinguono nulla. La pratica a tutto cuore è la via. Poiché la pratica realizzata non può essere macchiata, progredite nel quotidiano.
In generale, sia questo mondo sia altri mondi, sia in India sia in Cina, mantengono allo stesso modo il sigillo del Buddha, e ovunque prevale il carattere di questa scuola: semplice devozione al sedersi, impegno totale nel restare seduti immobilmente. Anche se si dice che vi sono tante menti quante persone, tutte loro entrano nella via solo in zazen. Perché mai abbandonare il cuscino di casa propria ed errare senza scopo nei domini polverosi di altre terre? Sbagliando un solo passo smarrirete la via che si apre davanti a voi. Allo stesso modo i buddha in questo e in quel mondo, e i patriarchi in India e in Cina, hanno preservato il sigillo del Buddha e disseminato il vero stile dello zen. Azioni e cose sono tutte penetrate dal puro zazen. I mezzi di addestramento sono diversi, ma fate il puro zazen. Non viaggiate inutilmente verso altre terre polverose dimenticandovi del vostro luogo di seduta. Se sbagliate il primo passo, inciamperete immediatamente. In questo e in tutti gli altri mondi, in India o in Cina, ogni luogo è segnato dal sigillo della consapevolezza risvegliata. Confermando l'essenza di questa via, dedicatevi allo zazen, fate zazen completamente. Sentirete parlare di migliaia di modi di praticare: limitatevi a essere completi e a sedervi. A che scopo rinunciare al vostro sedile per vagabondare in terre e paesi polverosi? Fate un passo sbagliato e perderete ciò che c'è.
Avete avuto in dono l'opportunità cardinale della forma umana. Non sprecate il vostro tempo. State sostenendo il funzionamento essenziale della via del Budda. Chi cercherebbe dispendiose delizie nella scintilla della selce? Inoltre, forma e sostanza sono come rugiada sull'erba, il destino come il dardo del fulmine - svuotati in un istante, svaniti in un lampo. Avete già ottenuto le funzioni vitali del corpo umano. Non sprecate tempo invano. Potete tenere l'essenza del buddismo. È bene godere il mondo fugace? Il corpo è effimero come rugiada sull'erba, la vita rapida come una scintilla, come il lampo del fulmine. Il corpo scompare presto, e in un attimo la vita è andata. Avete avuto ciò che vi serve, il tesoro di questo corpo e questa nascita, quindi non sprecate il vostro tempo. Considerate questo come la base della via per la consapevolezza risvegliata. Non lasciatevi attrarre dalla scintilla di una selce. In ogni caso, il vostro corpo è come rugiada sull'erba, la vostra vita come il lampo di un fulmine: vani per un momento, e svaniti in un istante.
Vi prego, stimati seguaci dello zen, a lungo abituati a brancolare in cerca dell'elefante, non abbiate sospetti sul vero drago. Votate le vostre energie a una via che indichi direttamente l'assoluto. Riverite la persona dal compiuto raggiungimento, che è oltre ogni azione umana. Tendete ad accordarvi con l'illuminazione dei Budda; entrate nel lignaggio legittimo del samadhi degli antenati. Agite sempre in questo modo, e siate certi che sarete come loro furono. Il vostro tesoro si aprirà da sé, e ne userete liberamente. Seri praticanti, non siate sgomentati dal vero drago. Non gettate tanto tempo sfregando solo una parte dell'elefante. Continuate sulla via che porta direttamente alla mente. Rispettate coloro che hanno raggiunto il punto estremo. Unitevi alla saggezza dei buddha e trasmettete la meditazione dei patriarchi. Se lo farete per un certo tempo, sarete simili. Allora la casa del tesoro si aprirà naturalmente, e ne godrete in pieno. Voi che siete in questo eccellente lignaggio dello zen, non fermatevi ciecamente solo a una parte dell'elefante, non abbiate paura del vero drago. Mettete tutti voi stessi in questa via che presenta direttamente la vostra natura. Siate grati a chi è venuto prima e ha fatto quel che doveva essere fatto. Allineatevi con l'illuminazione dei risvegliati e prendete il vostro posto in questo lignaggio del samadhi. Praticate in questo modo e sarete quello che loro sono. Le porte della casa del tesoro si spalancheranno perché ne facciate quel che vorrete.

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