A.S.I.A. dojo Modena
Via del Lancillotto, 24 MODENA
tel. 059 454367
Segreteria: lun - ven: 10:00-13:00 / 16:30-20:30
Circolo affiliato ARCI-UISP
ingresso riservato ai soci
Asia Modena ¤ Appunti Yoga 27 ¤ martedì 29 giugno 2010

Quattro volti del Giappone antico

Possiamo sentire il suono
e non vediamo la forma
...
Lo spirito torna per danzare
Lo spirito torna per raccontare
Radio3, 2009. Uomini e Profeti. Shinto. La via dei ciliegi in fiore, con Massimo Raveri:
In una serie delle Letture di Uomini e Profeti, guidati dallo studioso Massimo Raveri, tratteggiamo il ritratto di quattro maestri della spiritualità giapponese che hanno proposto una nuova interpretazione del messaggio buddhista, segnando in profondità la storia del pensiero religioso orientale. Nella prima puntata esploriamo il pensiero innovativo di Kukai, maestro del "grande vuoto", illustrando i fondamenti della sua dottrina esoterica, a cui si rifanno ancora oggi in Giappone molti movimenti religiosi.
Bibliografia:
106 haiku. Antologia di poeti giapponesi. Mondadori, Milano 1999
Del bene e del male. Tradizioni religiose a confronto, a cura di Massimo Raveri. Marsilio, Venezia 1997.
Hori Ichiro, Wagakuni minkanshinkoshi no kenkye, Tokyo, Sogensha, vol. II, 1965.
Il grande libro degli haiku, a cura di Irene Starace. Castelvecchi, Roma 2005
Fosco Maraini, Giappone Mandala. Electa, Milano 2006
Maria De Giorgi, La via del tè nella spiritualità giapponese, Collana Uomini e Profeti, Morcelliana, 2007
Rossella Menegazzo, Dizionari delle civiltà: Giappone. Electa, Milano 2007.
Massimo Raveri, Giappone:, in Dizionario delle religioni. Einaudi, Torino 1993.
Massimo Raveri, Il corpo e il paradiso. Esperienze ascetiche in Asia Orientale. Marsilio, Venezia 1992.
Massimo Raveri, Itinerari nel sacro. L'esperienza religiosa giapponese. Cafoscarina, Venezia 2006.
Jun'ichiro Tanizaki, Opere, a cura di Adriana Boscaro, Classici Bompiani, 1988
Kawabata Yasunari, Racconti in un palmo di mano, a cura di Ornella Civardi, Marsilio 2002

Kukai - Io sono il maestro delle stelle

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Tu mi chiedi: "Maestro, perché vai nel profondo freddo di quella montagna,
irta di rocce e spaventosi strapiombi,
dove salire è penoso e discendere è pericoloso?
Su quella montagna dove risiedono le divinità dei torrenti e gli spiriti degli alberi?"
Ma tu non hai visto, oh, non hai visto
i fiori di pesco sbocciare nel giardino imperiale?
Ora saranno in piena fioritura, la loro fragranza nell'aria della sera.
Si apriranno con le piogge di aprile, cadranno con il vento della primavera,
volando qui e là i petali si disperderanno nell'incanto del giardino,
e nessuno sa dove andranno a fermarsi.
Non hai visto, oh, non hai visto
l'acqua che sgorga chiara dalla fonte sacra del giardino imperiale?
Sprizza fresca dalla roccia e subito fluisce via per sempre.
Mille linee di acqua che brillano scorrendo,
e scorrendo si perdono nel buio della terra,
e nessuno sa dove andranno a fermarsi.
Non hai visto, oh, non hai visto
l'infinito numero di uomini che sono vissuti e non volevano morire:
antichi re saggi e tiranni crudeli, uomini buoni e uomini malvagi, tutti sono passati via.
Dame incantevoli che hanno sognato l'eterna giovinezza,
anche loro sono passate,
e le luminose sale delle danze e delle musiche sono silenziosi resti in rovina,
diventati rifugio delle volpi.
Come sogni sono apparsi e poi svaniti
e nessuno sa dove andranno a fermarsi.
Devo andare, devo andare via.
Non cercare di trattenermi.
Fra le montagne sono il maestro del grande vuoto
sono il maestro delle stelle della Via Lattea.
Ascolto la voce del Buddha nel vento fra le rocce e i pini.
Un sorso di acqua fresca di torrente al mattino sostiene la mia vita.
La nebbia della sera nutre il mio cuore.
La luna all'alba spazza via tutte le impurità della mia mente.
E quando, in meditazione, la mia mente si aprirà al mondo luminoso della realtà
non ne sarò fiero, né ingannato.
Via, via, anche da ogni forma della mente, da ogni ultima visione ancora illusoria.
L'illuminazione del vuoto diventerà compagna della mia vita.
Kukai

Shinto. Sette generazioni di dei

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Nihonshoki, Il mito dell'inizio
Nel tempo dell'inizio, il cielo e la terra non erano ancora separati, ma formavano una massa confusa, racchiusa come in un uovo.
Spontaneamente la parte più pura e chiara salì in alto perché era leggera e formò il cielo, e la parte più grossolana scese giù, perché era pesante e divenne la terra. Quando l'orizzonte si dischiuse, il mondo apparve, ma era informe, e fluttuava sulle acque come una medusa alla deriva, come una nuvola che vaga nel cielo e non ha dove mettere radici.
Allora, nell'alta pianura del cielo fu generato un seme e una piantina germogliò. Così, quando il mondo era giovane, nacque un dio il cui nome era Ama no minaka nushi, e poi germogliò il dio Takami musubi e poi il dio Kami musubi - misteriosi, solitari - e poi sette generazioni di dei. Perché quella era l'epoca degli dei.
Vennero quindi in essere, nello stesso momento, il dio Izanagi e la dea Izanami, ed erano uomo e donna.
Il dio Izanagi e la dea Izanami camminarono sull'arcobaleno, l'etereo ponte del cielo, guardarono giù e dissero: "Non c'è una terra qui sotto". Con la punta della preziosa lancia toccarono le onde, una goccia di brina cadde dalla punta della lancia nelle acque profonde e un'isola si coagulò nell'oceano e si chiamò Onogoro jima. I due dèi vi discesero e fecero di Onogoro jima il pilastro al centro del mondo.
Il dio disse: "Il mio essere è incompleto".
"Anche io sono incompleta", gli rispose la dea.
Il dio disse: "Nel mio corpo c'è la sorgente del principio maschile".
"Nel mio corpo c'è la sorgente del principio femminile", disse la dea, "congiungiamo queste due sorgenti perché siano una".
Detto questo, il dio e la dea presero a girare attorno al pilastro sacro, il dio verso sinistra e la dea verso destra, e si guardavano con desiderio:
"Come sei bella e amabile" disse Izanagi.
"Come sei giovane e bello" disse Izanami.
E per la prima volta si unirono come marito e moglie.
Da loro nacquero l'isola di Awaji, l'isola di Yamato, grande e dalle ricche messi, e le altre molte isole del Giappone.
Poi gli dei generarono Oyamatsumi il dio dei monti, il sacro Shina il dio dei venti, il dio dei fiumi e il dio degli alberi, e Kayahime, la signora dell'erba e dei campi.
Dissero: "Questo universo non ha un centro" e per questo generarono Amaterasu omikami, la dea del sole. Il suo splendore si diffuse per tutto l'universo e gli dei ne gioirono.
E generarono Tsukiyumi no mikoto, il dio della luna, perché fosse il suo sposo nel cielo.

La purezza del corpo, la sincerità del cuore

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Sulla purezza, dal Sanja takusen
Encyclopedia of Shinto: Sansha takusen | Sanja takusen
Tutti voi, che venite al tempio a pregare gli dei, sperando di vedere soddisfatti i vostri desideri, pregate con makoto, con la mente pura e sincera: siate liberi da ogni falsità, puri dentro di voi, come vi siete purificati fuori. Ma cercate di raggiungere la sincerità interiore sempre, anche fuori dal tempio, anche nelle minime occasioni quotidiane. Purificate la vostra mente con la meditazione, in modo che non si distragga e sia offuscata dal desiderio. E che la sapienza autentica che avete raggiunto la faccia diventare come uno specchio terso che riflette tutto, nella calma interiore, ma non nasconde nulla.
Un uomo che non ha raggiunto la purezza e non ha coltivato la sincerità dell'animo non tocca il cuore degli dei né l'animo degli altri uomini. Nel dolore, anche se può apparire triste, non risveglia compassione; nella lotta, anche se può apparire aggressivo, non incute paura. Nella gioia, anche se può apparire affettuoso, non crea armonia.
Perché la purezza della mente, la sincerità dell'animo, sono le sole virtù che riescono a unire l'uomo agli dei e agli altri uomini, che li fanno sentire una cosa sola. Esse significano verità. E quando un uomo ha raggiunto la verità in se stesso, ha la forza di farsi ascoltare dagli dei e scuotere profondamente anche gli altri uomini, nel dolore anche senza piangere, nella lotta anche senza minacciare, nella gioia anche senza ridere.
Perché purezza e sincerità sono la mente stessa di dio.

Gli occhi di un uomo che muore

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Inno delle itako, le sciamane cieche del nord del Giappone
Mi hai chiamato per nome, e sono arrivato.
Ora ascoltami, ascoltami.
Venendo dalle spiagge del paradiso,
Si sentono i pivieri cantare.
I pivieri sono orgogliosi della loro voce,
E cantano, cantano.
Perché mi hai fatto ritornare in questo mondo?
Lo chiamo per nome e lo spirito del morto viene.
Lo spirito viene con le maniche bagnate di lacrime.
Lo spirito viene col mantello coperto di gocce di rugiada.
Possiamo solo sentire la sua voce, non vediamo il suo volto.
Possiamo sentire il suono e non vediamo la forma.
Mi hai chiamato per nome, e sono arrivato.
Ora ascoltami, ascoltami.
Dammi dell'acqua da bere.
Ti chiedo l'acqua fredda di una sorgente
o le gocce della pioggia sulle giovani foglie.
Lo chiamo per nome e lo spirito del morto viene.
Dalla profondità della notte lo si sente arrivare,
Portato dalle infinite rapide correnti.
Lo spirito torna per danzare.
Lo spirito torna per raccontare.

Il sole levante e il monastero sotto la neve

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Editto emanato dal governo giapponese nel 1937
La nostra nazione è stata costituita con l'imperatore al suo centro, perché la sua augusta persona discende per generazioni dalla dea Amaterasu. I nostri antenati e così anche noi oggi abbiamo sempre visto nell'imperatore la sorgente della vita e delle attività del nostro popolo.
Per questo, servire l'imperatore e ricevere il suo augusto volere come se fosse il nostro stesso volere significa mantenere viva nel presente la nostra storia e mantenere viva la moralità del nostro popolo. (..)
Questa obbedienza spontanea significa gettare via il nostro io e servire l'imperatore con tutta la nostra forza, con tutta la nostra forza di volontà. Percorrere questa Via di lealtà è la sola Via in cui i sudditi possono veramente vivere e realizzare pienamente la loro esistenza. Per questo motivo, offrire le nostre vite per seguire la volontà dell'imperatore non significa sacrificare se stessi, ma piuttosto dimenticare il proprio io egoistico e vivere pienamente nella Sua augusta grazia divina.
Nel nostro paese le differenze di opinione o di interesse materiale dei singoli individui devono venir meno e fondersi in una unica grande armonia che trova la sua origine nella sacra figura dell'imperatore. Così, uniti all'imperatore, come una mente sola e come un corpo solo che agisce in piena sintonia, dimostriamo al mondo la bellezza e la potenza dell'autentico spirito giapponese.

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