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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 28 ¤ martedì 13 luglio 2010

Dal Feliceto. 24 giugno 2010

Feliceto, 24 giugno 2010

Cosa mi manca?

Non so cosa mi succede. Sono infelice nello stomaco e nella gola. Ho il viso serio, pensoso, sto su queste righe che devo scrivere su ciò che sento, ma è qualcosa che non so. E il "non so" mi lascia nella solitudine, qui, sospeso a non sapere cosa scrivere. E non saperlo descrivere accentua il disagio all'addome.

I.

Manca apertura nello stomaco, quando incontro il "senza ragione".
Manca aria nella gola, quando tutto è "per niente".
Manca certezza e solidità nel passo, di fronte al "senza scopo".
Manca l'inizio di questo assurdo.

V.

Mi manca la capacitazione di fronte al tempo che passa, al corpo che cambia, alla morte di chi mi sta attorno, al pensiero della mia morte.
Mi manca la capacitazione di fronte alla fatto di essere spettatore impotente di una vita in cui ne va di me, che mi chiede tutto anche senza chiederlo, perché è già lì.
Non dico che mi manca di capire il senso della vita, perché quello che mi manca sta ancora prima del capire...

S.

Mi manca una rassicurazione rispetto all'avere in tasca la verità.
D'altro canto mi manca una motivazione profonda per tuffarmi nella verità. Perché dovrei? Non sto forse bene così?
Allora non mi manca nulla! E però vorrei essere sicura che sia proprio vero...!?

M.

Da un po' mi sono resa conto di essere un'eterna insoddisfatta, con una irrequietezza di fondo. Manca un capire, ma non il "come" delle cose: è un bisogno di verità.
E manca anche leggerezza. Certi giorni arriva " il dolore del mondo", mi sveglio e ovunque vedo sofferenza, me la sento gravare sulle spalle. Anni fa avevo costruito una "scatola delle lacrime", quando il dolore del mondo arrivava l'aprivo, mi facevo un bel pianto e cercavo di richiudere il dolore nella scatola.
Ora non l'apro più, so che il dolore del mondo deriva dall'ignoranza e l'unica cosa da fare è guardarlo. Se si fa troppo opprimente, mi dico che tutto è in prestito, che presto morirò, che di me resterà solo polvere; e mi sento più leggera. O meglio per un po' si fa silenzio, né pesantezza né leggerezza.
Poi il meccanismo riparte. Qualche volta sorrido al pensiero che non ho altro da fare in questa vita che guardare questa ruota che gira.

E.

Vivo uno stato in cui faccio le cose ma non c'è niente che io abbia veramente voglia di fare, che senta come uno scopo autentico. Non ho "qualcosa per cui vivere", sto vivendo e basta.
Nel vivere e basta non ci sto comoda, c'è una tensione di fondo, la sensazione come di non essere al sicuro. Detto questo, non penso mi manchi "qualcosa per cui vivere", non credo che l'unico modo per saltarci fuori sia inventarsi obiettivi e scopi: forse il "vivere e basta" può essere sufficiente, forse ci si può restare e semplicemente chiedersi "che senso ha?".
Deve essere possibile andare avanti in questa direzione, senza doversi per forza rempire la vita di obiettivi per sopportarla...

V.

Mi manca la sicurezza di stare in piedi e sentire che ci sono, i piedi non mi sostengono. Ho visto l'insicurezza, l'imprevisto; può succedere di tutto e sento che mi manca la forza per sopportarlo.
Mi manca una rassicurazione contro l'interruzione del ritmo usuale della vita.

N.

Mi manca un nemico.

D.

Mi manca la capacità di stare nel vuoto, nell'inquietudine. Ne riconosco il valore, ma quando arriva faccio di tutto per distrarmi, per riempirlo con qualcosa o qualcuno. Mi manca la direzione in cui muovermi, mi manca di sapere cosa voglio.
Mi manca anche di non riuscire ad esprimere appieno le mie potenzialità, e di sentirmi accolta come vorrei.

Ch.

La mancanza la sento nella pancia. Non di continuo, ma affiora appena vengono a mancare i nessi, gli pseudo-sensi che mi riempiono la vita. La cosa strana è che questa sensazione ha anche il sapore di una promessa, come se una tale mancanza potesse creare una voragine tale da contenere il mondo. È una mancanza senza un oggetto che possa colmarla.
Mi chiedo se la mancanza è in relazione con il possesso: non abbiamo forse già tutto? Oppure percepiamo che c'è dell'altro, che non è tutto qui? Che c'è qualcosa di enorme che ci sfiora, di cui non siamo ancora partecipi, che manca?

Cl.

Mi manca "sentire" cosa voglio. Non per raggiungerlo, solo per muovermi insieme al resto del mondo, per non stare qui paralizzata a cercare di "capire".

E.

La mancanza è la corda che mi fa vibrare, che mi dice che esisto.
Mancanza è una costrizione. Può essere il genitore della compassione.

Cl.

Mi piacerebbe uno stato di pace assoluta. Ma visto che è impossibile, ciò che mi manca è di riuscire a stare nella mancanza.
Mi manca il coraggio di buttarmi senza paura di perdere niente, di mettermi in gioco totalmente.

S.

Mi imbatto quotidianamente nella mancanza di significato. Lo vedo nel darsi istante per istante dei fenomeni.
Mi manca qualcosa di duraturo, che valga sempre, che non possa essere scalfito da niente.

L.

Manca io
Manca tu
Manca Dio
Manca di più
Manca sapere
Manca adesso
Manca lo so
Manca senso a tutto ciò.

G.

Sicuramente sono molte le cose che mancano. La parola che le contiene tutte è: mancanza di libertà.

A.

Mi manca la "preghiera" continua che è abbandono all'istante, all'adesso. Lo capisco perché non sono libera da preferenze: sento irritazione o appagamento, a secondo se le mie aspettative sono deluse o soddisfatte. Quali convinzioni e paure mi trattengono?

G.

Mi manca di sentire e sapere che non mi manca niente.

I.

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