A.S.I.A. dojo Modena
Via del Lancillotto, 24 MODENA
tel. 059 454367
Segreteria: lun - ven: 10:00-13:00 / 16:30-20:30
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ingresso riservato ai soci
Asia Modena ¤ Appunti Yoga 28 ¤ martedì 13 luglio 2010

Dal Feliceto. 27 giugno 2010

Feliceto, 27 giugno 2010
Cosa trovo?

Una piastra di metallo sul soffitto
Disteso l'osservo
Uno, due, tre, quattro
Dopo il buio riapro gli occhi
e sono ancora lì
è veramente penoso pensare che quei 109 bulloni e quei 10 fori
sono il tutto, e lo è anche il fatto
che non so chi sta contando...
I.

Il terzo brano
Il capo ciondola
La mano si apre
Il canto fluisce
M.

Grande massa suono
Prendi tutto il mio cuore
Tutto ciò che so è illusione
Eppure le mie mani non sono vuote.
E.

Sono stanca, ho freddo
cerco un posto dove potermi fermare.
Ma se non è possibile,
almeno imparare dalla sula
a dormire nel vento
V.

Non è più il rumore del mare a parlarmi della vita
mi hanno abbandonato le vecchie onde
mi dicevano della vita, adesso sono loro a portarmi via l'illusione.
Un mondo strano questo,
se non riesco neppure a raccontare
le ragioni
dei miei
morti.
N.

Ode al vuoto
che fa nascere un moto
ode alla mancanza
che ti segue anche in vacanza.
E del significato?
Se lo perdi sei beato!
Perché di tutto il senso non c'è
lo dice roberto ed ha convinto (quasi)
anche me.
E la cosa più meravigliosa:
resta importante ogni cosa.
Grazie.
Ch.

Io
Mezzo io
Io incompleto
Io meraviglia
Io disperato
Io colmo d'amore
Io incredulo del mondo
E di me stesso
Non ho parole, non ho risposte
Solo il mistero del mondo
E di chi lo vede
Cl.

Oh
Mia carne, tua carne
Carne della carne
Canta l'insopportazione d'essere
La carne patisce il richiamo.
Cl.

"Questa non è una poesia"
Tutto canta la verità
Anche quando non (la) canta
S.

Sono il pino che mi ha riparato dalla pioggia
Sono la pioggia che mi ha sorpreso esposto e indifeso
Sono il volo della farfalla che non si posa
Sono le foglie che tappezzano di giallo il sottobosco
Ma tutte queste cose non sono me.
L.

Evidentemente
Quattro faggi due pini e un maggiociondolo
Stanno crescendo
Sudano respiro forte
Mentre il cuore è rosso.
Lì vicino c'è una mosca
sulla merda
G.

Esistenza …
Insopportabile
pesantezza
di una piuma
G.

Il maggiociondolo
gronda di
un attimo
I.

Ma ha più senso stare qui a scervellarmi
come mettere in parole
una poesia che ho nel cuore
ma che non riesco ad esprimere,
oppure lasciarmi trasportare dal canto del bosco?
C.

Ogni battito chiede ragione,
prima origine, ultima destinazione.
Sfida indicibile
comprendere l'incomprensibile.
Battito irriverente
in te già tutto e niente.
S.

Le mie lacrime riflettono il cielo e
il giallo maggiociondolo
Il cielo riflette il cielo
le lacrime le lacrime.
Ho viaggiato, viaggiato
viaggiato in lungo e in largo…
semplicemente il mio piede si infila nella scarpa
La strada è strada
IN QUANTO
N.

Dopo la certezza, ora c'è solo smarrimento, inquietudine, insofferenza.
Del resto è cambiato anche il paesaggio: l'ultima volta che abbiamo camminato qui (era febbraio) c'era solo una coltre di neve, paesaggio lunare, candore e silenzio.
Ora ci ritroviamo nell'esplosione della natura: macchie di verde, l'azzurro dei non ti scordar di me, il giallo acceso del maggiociondolo, felci rigogliose ai bordi del ruscello gorgheggiante.
Nonostante tutta questa meraviglia il sentire è ridottissimo. Si è assopito.
E.

Lato A
Pensiero nascosto, indecente, sporco, che si insinua dietro ogni attività quotidiana, anche dietro le operazioni più semplici e banali, il pensiero che più di ogni altro accende il sentire.
Eccolo, il pensiero della morte, della perdita, della finitezza.
Lato B
Non è un sedersi
forse è più uno sprofondarsi
apparentemente un conoscersi,
ma ha il carattere definitivo del dimenticarsi.
Talvolta estraneo, mentre generalmente ha il sapore del famigliare.
Tutto molto strano
apparentemente capovolto, rovesciato.
M.

Nel dolore di una capra
l'incontro con il tutto
sottolinea quel sapore indicibile, impenetrabile
alimenta sussulto che attraversa, pulsa,
commuove, strepita,
raggela …
Che evidenza la mancanza!
Sapore di certezza che trasforma.
S.

Io/tu (l'altro)
lo sguardo che incontro per un attimo
e mi lascia sorpresa
eppure più volte ci siamo cercati.
e affermati nell'ascolto reciproco
ma adesso è uno sguardo penetrante
diretto che colpisce come nell'attesa
di qualcosa
e così al lieve sorriso dell'esserci incrociati
tra la folla all'aeroporto
subentra la nostra inquietudine
che mette a nudo la fragilità
la possibilità
di un rapporto vero.
Th.

dopo il canto,
nel silenzio della sala l'attenzione scorreva ancora
attraverso schiene immobili
tra ciglia di palpebre appena schiuse,
oltre i vetri,
petali gialli
incantano ondeggiando al vento
Ti.

rapido staccarsi dei pensieri
bozzolo senza tempo e centro,
un tutto cangiante delimitato, nebula
solo massa suono niente capirlo dadove...
poi scelte, giudizi, desideri
la resurrezione della mente
stesso bozzolo, stessa tessitura, stesso niente
ma ancora teme il taglio delle radici della vita
stringe il pugno, dice:
al diavolo il niente, viva l'ente!
perché divide tra ciò che è e ciò che non è?
R.

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