A.S.I.A. dojo Modena
Via del Lancillotto, 24 MODENA
tel. 059 454367
Segreteria: lun-mar-ven 10.00-13.00
da lun a gio 16.30-20.30
Circolo affiliato ARCI-UISP
ingresso riservato ai soci




| HomePage | Contattaci | Orario corsi | Info per Iscriversi | Scegli un Corso
Asiamodena
I nostri corsi
Attività culturali e laboratori
Gli scritti e le ricerche
Link raccomandati

Asia Modena ¤ Appunti Yoga 30 ¤ martedì 28 settembre 2010

Darwinismo esistenziale. 2. Il dolore insensato: Charles Darwin

Come spiegare l'agonia lenta e sofferente di una bambina dolce e affettuosa di soli 10 anni? Come spiegarla a suo padre, che la assiste notte e giorno? Il nome della bambina è Annie Darwin e il suo addolorato padre, Charles, appena quarantenne, era in quel momento una delle più fervide menti scientifiche d'Inghilterra.
Vede spegnersi lentamente la bambina, e intanto si pone domande sulla natura del Male: come Dio può rendere possibile un dolore così grande, come può punire una bambina di 10 anni, incapace di aver commesso ancora peccati?
Alla fine Annie muore e Charles Darwin perde per sempre la fede [1]. Per tutta la vita conserverà in sé una potente percezione del dolore nell'esistenza di uomini e animali. Ormai anziano scrive nella sua autobiografia:

Nessuno può negare che nel mondo vi sia molta sofferenza. Molti hanno voluto spiegarla per l'uomo, considerandola necessaria al suo perfezionamento morale. Ma il numero degli uomini è niente al confronto con tutti gli altri esseri dotati di sensibilità, i quali spesso soffrono molto, senza alcun perfezionamento morale.
Per la nostra mente limitata un essere potente e sapiente come un Dio capace di creare l'universo, deve essere onnipotente e onnisciente; e sarebbe addirittura rivoltante per noi supporre che la sua benevolenza non sia anch'essa infinita; infatti quale potrebbe essere il vantaggio di far soffrire milioni di animali inferiori per un tempo praticamente illimitato? Questo antichissimo argomento che si vale del dolore per negare l'esistenza di una causa prima dotata d'intelletto, mi sembra molto valido; mentre, com'è stato giustamente notato, la presenza di tanto dolore concorda bene con l'opinione che tutti gli esseri viventi si siano sviluppati attraverso la variazione e la selezione naturale [2].

Dio non è più necessario per spiegare la creazione e la varietà degli animali - l'evoluzione naturale ha fornito a Darwin la chiave per comprendere come l'immensa varietà dei viventi si è formata - ma neppure per spiegare il dolore, che è piuttosto il segno di un mondo spietato dove la selezione del più forte condanna a morte il più debole. Non c'è nulla come una "causa prima" del dolore del mondo. Ma Darwin fatica ancora a concepire che l'universo e la vita si siano originate per puro caso:

Un altro argomento a favore dell'esistenza di Dio, connesso con la ragione più che col sentimento, e a mio avviso molto importante, è l'estrema difficoltà, l'impossibilità quasi, di concepire l'universo, immenso e meraviglioso, e l'uomo, con la sua capacità di guardare verso il passato e verso il futuro, come il risultato di un mero caso o di una cieca necessità. Questo pensiero mi costringe a ricorrere a una Causa Prima dotata di un'intelligenza in certo modo analoga a quella dell'uomo; e mi merito così l'appellativo di teista [3].

Ma neppure tale conclusione "teista" lo convince: anche Dio potrebbe essere il prodotto di una mente frutto del caso e della selezione naturale:

Ma allora nasce il dubbio: quale fiducia si può avere in queste alte concezioni che sono formulate dalla mente umana, la quale, secondo il mio fermo convincimento, si è sviluppata da una mente semplice, uguale a quella degli animali inferiori? Non può darsi che esse siano il risultato di un rapporto fra causa ed effetto, che ci appare indiscutibile, ma che forse è soltanto frutto di una scienza ereditata? [4]

A questo punto dobbiamo chiederci: allora anche lo stesso dolore di Darwin, la perdita di senso totale che prende quando muore una figlia piccola, sono solo comportamenti "ereditati" da animali inferiori e quindi privi di valore e significato? Darwin ha tirato una conclusione pesante che può forse dare qualche sollievo, ma a caro prezzo: come possiamo dare un valore a ciò che viviamo, se la morte e il senso della finitezza sono solo eredità evolutive?

Inciso per chi si occupa di auto-referenza estrema: anche la stessa teoria evolutiva sarebbe allora solo un frutto dell'evoluzione, funzionale ma non vera?

"Quel che si prova a percepire la morte", è di certo sorto attraverso l'evoluzione ma ha un significato - anche se non necessariamente trascendente o divino. Se per la delusione vissuta vi rinunciamo troppo rapidamente, sarà smarrimento che si andrà a sommare al dolore per la perdita. Lo smarrimento di una biomacchina frutto del caso?

Roberto Ferrari


[1] Michele Luzzato, Preghiera Darwiniana, ed. Cortina, 2008.
[2] Charles R. Darwin, Autobiografia 1809-1882. Con l'aggiunta dei passi omessi nelle precedenti edizioni. Appendice e Note a cura della nipote Nora Barlow, pref. di Giuseppe Montalenti. Tr. it. di Luciana Fratini, Einaudi, Torino 1964, pp. 67-77.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.

Indici: Cronologico Alfabetico Nomi Titoli Foto Siti Collegamenti

Associazione Spazio Interiore e Ambiente - Modena