A.S.I.A. dojo Modena
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Asia Modena ¤ Appunti Yoga 35 ¤ martedì 7 dicembre 2010

Un praticante al cinema. 2

Vorrei parlare del film Giulia e Giulia di Peter Del Monte, uscito una ventina d'anni fa e che (secondo me a torto) non ebbe risonanza né di pubblico né di critica. Dietro l'apparenza della solita storia sullo sdoppiamento della personalità, a mio avviso scava molto più in profondità.
Trama essenziale. Il giorno delle nozze di Giulia e Paolo è funestato da un improvviso colpo di vento che fa volare via il velo da sposa. Viene raccolto da un uomo. Durante il viaggio i due sposi hanno un incidente e lui muore. Dopo sei anni Giulia si ritrova sola a Trieste. Lavora in un'agenzia di viaggio. Non ha superato il dolore per la perdita; continua a frequentare i genitori di lui. Il suocero è convinto che il figlio sia ancora vivo e che sia nato anche un bambino. Giulia comincia a vedere la sua famiglia come qualcosa di reale. La vista di una fotografia che la ritrae con marito e figlio la tranquillizza. Tutto all'inizio fila liscio, solo, ogni volta che si apparta col marito, l'amplesso è disturbato da situazioni che lo interrompono. La cosa più grave è che un uomo le telefona. Scopre di avere un amante. Il marito è insospettito e il rapporto comincia a incrinarsi. Sul piano della probabile vita reale si ritrova in tasca la chiave di un albergo. Non ricorda nulla. Va a vedere: è riconosciuta dal portiere. La stanza è abitata dal fotografo Daniel (la stessa persona che aveva raccolto il velo da sposa) che in quel momento è assente. Giulia fa partire il proiettore di diapositive: si vede ritratta sul letto di quella stessa stanza. Questo la getta ovviamente in uno stato di disperazione. Ad aggravare la situazione succede che il giorno dopo Daniel va in agenzia per prenotare un viaggio e non la conosce. La confusione temporale la getta ancora di più nella disperazione. Comunque intreccia con Daniel una storia d'amore. Nella stanza d'albergo, le diapositive che la ritraggono, prima non ci sono, poi ci sono di nuovo. Lo stato di confusione ormai è un incubo. Il marito è sempre più insospettito, l'amante incalza. Alla fine Giulia uccide Daniel con le forbici per tagliare le pellicole; gli getta addosso il velo da sposa e occulta il cadavere. Viene arrestata e si ritrova in un penitenziario per malati mentali. La suocera la va a trovare e le porta da parte del suocero il libro di poesie che aveva letto il giorno delle nozze. Dentro il libro c'è la foto che la ritrae col marito e il bambino. In questa situazione ora Giulia è tranquilla e felice. Si crede a casa in attesa del ritorno del marito e del figlio.
Il film ha parecchi spunti interessanti, potrebbe naturalmente essere letto in chiave psicanalitica. Quello che mi preme qui sottolineare, perché è la cosa che maggiormente mi ha colpito, è la messa in discussione dell'aspetto tranquillizzante della fotografia. Quando Giulia comincia a vivere la vita accanto al marito come fosse reale, e questo la prostra e la atterrisce, perché non sa più quale vita stia realmente vivendo, la vista della foto che ritrae la sua illusoria famiglia la tranquillizza, dandole la certezza che sia vera. Questo mi ha fatto sorgere alcune domande: una foto, è la garanzia che l'evento riprodotto è successo realmente? Perché scattiamo foto? Certo, c'è anche la fotografia come opera d'arte, ma, rimanendo sul piano dell'uso comune, tra i vari motivi, non c'è forse il bisogno di ricordare e il bisogno di certezza che quello che l'immagine riproduce sia un fatto accaduto realmente? Non affidiamo forse alla fotografia la certificazione dell'esistenza della realtà? Il passato sfugge, non ritorna. Potrei chiedermi di un evento: "è davvero successo?". Ecco che una foto scattata in un particolare momento, mi aiuta non solo a ricordarlo, ma mi dice che è successo realmente.
Per Giulia, l'altra vita, quella probabilmente reale, in cui ha un amante (che per ironia della sorte fa il fotografo) è anche questa certificata per lei dalla presenza di fotografie, ma qui interviene a creare ancora più confusione nella sua mente, una situazione che non torna sul piano temporale, insieme all'intermittenza della presenza delle fotografie che certificano la sua storia. Quindi anche il fattore tempo gioca un ruolo determinante. La parte della sua vita che dovrebbe essere una allucinazione, si svolge in maniera coerente e lineare; quella che dovrebbe essere la vita realmente vissuta, è intessuta di corrispondenze misteriose (il velo da sposa raccolto da Daniel il giorno delle nozze; il feeling col suocero, l'unico ad avere la sua stessa visione del mondo) in cui le situazioni si succedono creando confusione tra il prima e il dopo.
Se noi spettatori vogliamo dare una spiegazione logica, dobbiamo dire che il film si svolge sempre dall'ottica della protagonista, che versa in totale stato di confusione mentale sia sul piano della vita reale, che su quello dell'allucinazione. Anzi, forse proprio perché l'allucinazione corrisponde a un suo bisogno, è la situazione che appare più coerente, quindi più reale, anche se continuamente interrotta da atti mancati. Ma allora, cosa vede? La realtà è sempre comunque falsata dal suo punto di vista. Quindi, da spettatore mi chiedo: cosa sta veramente succedendo? Potrò mai saperlo?
gabriella

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